Ci sono appuntamenti che permettono di entrare davvero dentro un territorio, senza passaggi intermedi. La Fiera di Farfa – XXIV edizione rientra in questo tipo di eventi. Il 25 e 26 aprile 2026, nel borgo di Farfa, frazione di Fara in Sabina in provincia di Rieti, tornano due giornate costruite attorno a un’idea semplice: raccontare la Sabina partendo dal cibo, dalle persone che lo producono e dagli spazi in cui prende forma.
Non si tratta di una semplice manifestazione locale. Il centro storico si trasforma in un luogo aperto, attraversato da visitatori, produttori e curiosi. Le piazze diventano punti di incontro, i vicoli accompagnano il percorso tra assaggi e conversazioni. Il cibo non resta confinato negli stand, si diffonde, entra nel contesto, si lega al paesaggio.
Il borgo di Farfa tra identità locale e cucina della Sabina
Il contesto è quello di un territorio che mantiene un legame diretto con la terra. La Sabina laziale è un’area agricola storica, dove coltivazione e produzione non sono elementi separati dalla vita quotidiana. A Farfa, questo rapporto resta visibile. Il borgo si sviluppa attorno all’Abbazia di Farfa, uno dei complessi monastici più rilevanti del Centro Italia, e conserva una struttura compatta, fatta di pietra, silenzio e affacci aperti sulla campagna.
In questo scenario, la cucina segue una linea precisa. I prodotti non vengono reinterpretati, vengono utilizzati per quello che sono. L’olio extravergine di oliva sabino DOP rappresenta il punto centrale. Le colline circostanti, coperte di uliveti, determinano il paesaggio e definiscono gran parte della produzione locale. L’olio entra in quasi ogni preparazione, non come dettaglio ma come base.
Accanto all’olio si trovano formaggi locali, salumi artigianali, verdure coltivate secondo stagionalità e piatti legati alla tradizione contadina. La cucina della Sabina mantiene una struttura essenziale. Pane, olio, legumi, carni lavorate lentamente. Non c’è ricerca estetica, ma coerenza con il territorio.
Durante la fiera, questo sistema diventa visibile. I produttori espongono, raccontano il proprio lavoro, offrono degustazioni. Il visitatore entra in contatto diretto con la filiera. Non si limita ad assaggiare, capisce da dove nasce un prodotto, come viene lavorato, quale ruolo ha nel contesto locale.
Il borgo contribuisce a questa esperienza. Le strade strette, le piazze, gli spazi aperti non fanno da sfondo, ma diventano parte attiva. Il percorso tra gli stand segue la struttura del paese, senza interruzioni nette. Tutto resta collegato.
Programma tra degustazioni laboratori e incontri nel territorio
La manifestazione si sviluppa su due giornate, con attività distribuite lungo tutto l’arco della giornata. Il 25 aprile 2026 si apre con una passeggiata nell’arte, seguita da momenti dedicati alla storia locale, tra cui una rievocazione medievale prevista nella fascia mattutina. Nello stesso periodo si svolgono dimostrazioni pratiche e attività pensate per coinvolgere il pubblico in modo diretto.
Nel corso della giornata trovano spazio i laboratori di pasta fatta a mano, uno degli elementi più coerenti con il tema della fiera. Qui si osservano tecniche ancora utilizzate nelle case del territorio. Non si tratta di dimostrazioni sceniche, ma di pratiche reali. Il pomeriggio si anima con la musica della Street Band Smilf, mentre restano attive attività dedicate alle famiglie, come l’animazione per bambini. A completare il quadro, il laboratorio tessile, che amplia il racconto oltre la cucina e introduce il tema delle tradizioni artigiane locali.
Il 26 aprile 2026 prosegue con una struttura simile, ma introduce un momento di approfondimento legato al futuro del territorio. Alle 10:30, presso la Sala Shuster dell’Abbazia di Farfa, si tiene il convegno “Coltivare il futuro: agricoltura, innovazione, territorio”. Un passaggio che collega la tradizione alle trasformazioni in atto nel settore agricolo.
Durante tutta la giornata continuano degustazioni, esposizioni e incontri con i produttori. Non manca la presenza del Gruppo Folkloristico Città di Cures, che riporta al centro le tradizioni locali attraverso spettacoli e momenti pubblici. Un elemento costante è l’area food truck, attiva per tutta la durata dell’evento. Qui si concentrano preparazioni più immediate, ma sempre legate ai prodotti del territorio. È uno spazio dinamico, pensato per mantenere continuità tra movimento e consumo.
Nel complesso, la fiera mantiene una struttura aperta. Non esiste un percorso obbligato. Il visitatore si muove tra stand, laboratori e momenti culturali seguendo un ritmo personale. Il cibo resta il filo conduttore, ma si intreccia con il paesaggio, con le persone, con le attività. Fara in Sabina, per due giorni, mostra una forma concreta di racconto territoriale. Non costruita, non semplificata. Si mangia, si osserva, si ascolta. E proprio da questi elementi emerge un’immagine chiara della Sabina.